E’ ormai diaspora delle edicole. E sì, è la terza che ha abbassato la saracinesca in pochi anni. Resiste solo una. Troppo poco per un paese di 12.000 abitanti. Ma tant’è. Intanto oggi, lunedì 15, è l’ultimo giorno che Marina Alberti e Rino Este tengono aperta l’edicola della Stazione Ferroviaria, che per 23 anni hanno gestito e costituito un punto di riferimento per i viaggiatori. Un mesto addio, ma non hanno avuto scelta. Infatti, consapevoli dell’importanza del servizio fornito e sapendo dell’arrivo della pensione, hanno cercato di trovare qualcuno disposto a rilevarla, ma nessuno si è fatto avanti. E così oggi hanno dovuto cedere alla dura realtà. Una perdita per la comunità, ma nessuno si è preoccupato. La loro uscita di scena è passata nel silenzio, ma non agli affezionati clienti come Francesco Giubileo, che ha voluto ringraziare così la coppia di edicolanti.
“A loro esprimo il mio grazie e – spero – quello di tutti i vittuonesi, che hanno trovato un punto di riferimento da 23 anni, qualunque fosse il meteo: due persone gentili e capaci di far trovare il sacchetto di plastica per salvare il quotidiano dalla pioggia, di dare le informazioni per trovare l’indirizzo cercato, di spiegare gli orari e i crocevia della rete ferroviaria e metropolitana di Milano, di aiutare eventuali persone in difficoltà, di conservare ombrelli o cappelli dimenticati, di dare il resto a banconote di grosso taglio, di consegnare copie dei quotidiani anche in mancanza di monetine cadute nelle fessure del banco espositivo.
Dalle sei del mattino fino alle diciannove di sera: tredici ore giornaliere, come sentinelle vicine al chiosco e ai vittuonesi tutti i giorni tranne quelli festivi. Per due anni hanno esposto la dichiarata volontà di cedere l’attività con un manifesto sul posto, senza successo.
Ora lasciano un vuoto, un buco, che è da sperare non diventi l’anello di una serie di abbandoni di attività (la vendita dei biglietti ferroviari è garantita dal bar attiguo).
L’esperienza insegna che il vuoto viene occupato prima o poi : è da sperare che le Ferrovie dello Stato e l’amministrazione comunale sappiano gestire il problema e che la zona non venga lasciata al destino di luogo da evitare.
Sì, un giorno triste, da capovolgere: perché non conferire il titolo di cittadini benemeriti?”.

