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Il tema di riflessione del parroco don Danilo Dorini di questa settimana è incentrato sul mese missionario, che è ottobre.
Domanda: come essere missionari oggi nella nostra quotidianità locale?
Qualche tentativo di risposta:

  • partecipando all’eucaristia festiva, almeno. Essa non è un optional, ma una buona consuetudine ossia una virtù. Deve esserci una buona ragione per non parteciparvi e non il contrario.
    Il credente non praticante è come un assetato che davanti a una fontana non beve una goccia d’acqua: è cosciente che per vivere occorre bere?
  • testimoniando la gioiosa fierezza di dirsi cristiani, come recita un’orazione della messa.
    Qui gli elementi sono due: la gioia, non l’irenismo, derivante dalla certezza che il mondo è nelle mani di Dio e che Lui non lo abbandona mai.
    La fierezza, non la boria tantomeno la superbia bensì la contentezza della bellezza della propria fede. Non siamo superiori agli altri e nemmeno inferiori.
    Se c’è un rischio in noi credenti è il complesso di inferiorità nei confronti delle altre fedi.
  • guardando in faccia alla realtà. Oggi sono 300 milioni i cristiani nel mondo che vengono perseguitati solo per il fatto di essere credenti e, anche a costo della vita, testimoniano la loro fede in Gesù.
    Ci sono ancora oggi intolleranti cattolici e vi sono stati nei secoli passati cristiani che hanno ucciso in nome della fede.
  •  Ma:
    • di ciò gli ultimi pontefici hanno chiesto perdono;
    • riguarda il passato e non il presente;
    • sono stati peccati commessi da cristiani in contrasto con il Vangelo.
  • Questo va fatto presente quando si discute con chi cristiano non è e si limita a sottolineare i nostri errori.
Rimane valido l’impegno di San Paolo: io non mi vergogno di annunciare il Vangelo di Cristo.

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