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L’estromissione di Annamaria Garofalo dalla giunta e la nomina nell’esecutivo di Valentina Ceccarelli ha anzitutto chiarito chi sta all’opposizione e chi in maggioranza. A porre i confini ci ha pensato Alfredo Celeste nella seduta consiliare di venerdì scorso allorché ha dichiarato che”finalmente è chiaro chi sta  in maggioranza e chi sta in minoranza, non  v’é più ambiguità e ipocrisia sui ruoli dei consiglieri eletti. Tuttavia desta molta perplessità questa nuova nomina che  non premia uno dei  5 consiglieri della maggioranza senza incarichi, ritenendoli quindi inadeguati,  che  sin dall’inizio hanno sostenuto il sindaco attuale nella sua corsa vincente e per impegno personale (preferenze) e per sostegno  del programma presentato agli elettori e attualmente in  attuazione. Il sindaco Marco Re ha  scelto, invece,   chi tra  le fila della minoranza ha sostenuto un  candidato sindaco di una lista concorrente  e antagonista, a cui  ha apportato le sue preferenze personali  e, inoltre,  ha appoggiato  un programma che è nettamente diverso da quello della lista vincente (vedi farmacia comunale, vasche volano, viabilità e parcheggi del centro storico). In 35 anni di attività consiliare non ho mai visto una cosa del genere!”. Uno scenario politico anomalo o quantomeno atipico si è dunque materializzato, che magari per gli attori principali è una grande novità, ma potrebbe essere anche l’inizio di processo destabilizzante. Il tempo lo dirà. Intanto l’opposizione ha fatto mettere a verbale queste argomentazioni. <Essendogli utile per aggravare l’immagine di Garofalo, il sindaco Re ha reso noto in forma istituzionale che la stessa Garofalo si è rifiutata di dimettersi, facendola così passare per imbullonata alla poltrona. Ma in realtà il discredito con cui Re voleva colpire Garofalo si ritorce contro di lui, per il seguente motivo: così Re ammette tacitamente che preferiva le dimissioni invece di essere costretto a rendere note le motivazioni della revoca. Ma se queste motivazioni erano così valide, era dovere del sindaco procedere subito alla revoca, indipendentemente e ancor prima di conoscere le intenzioni di Garofalo, senza lasciare a lei la possibilità di dimissioni (di regola con motivazioni risibili), dimissioni che invece Re ha addirittura sollecitato! Abbiamo quindi un sindaco che sperava nella scorciatoia delle dimissioni, magari “per problemi famigliari”, così da non dover motivare, come prevede la legge, la revoca delle deleghe. In altre parole si voleva far credere: è lei che ha voluto andarsene per motivi suoi personali, la politica non c’entra, nessun terremoto nella maggioranza. Ma un sindaco che è convinto di essere ubbidito ordinando “dimettiti!”, e invece non viene ascoltato, mostra quanto sia debole la sua autorevolezza istituzionale. Però, non avendo ottenuto le dimissioni di Garofalo, non è che Re abbia poi fornito le reali motivazioni della revoca delle deleghe.

La revoca viene infatti motivata utilizzando una formulazione adottata da un altro comune (Monterosso, Cinque Terre), con qualche necessario adattamento al nostro caso (l’assessore Magnani è diventato Annamaria Garofalo: curioso caso di nemesi storica perché Magnani è uno degli autori plagiati da Garofalo). Ciò che sconcerta in questo copia-incolla non è tanto il “plagio” – e non è l’unico nel decreto di revoca – quanto il fatto che la motivazione di Monterosso era stata formulata per una fattispecie diversa dalla nostra e l’averla usata per Sedriano è quindi la prova che non si è voluto rivelare la reale motivazione per il nostro caso. Perché non sono concepibili due motivazioni identiche per due fattispecie che identiche non sono: e poiché la motivazione di Re è successiva a quella di Monterosso, è la sua a non essere credibile, a far necessariamente pensare che la si è presa a prestito per nascondere la vera motivazione per Garofalo.

Il punto critico della revoca di Re è appunto questo: mancano le reali motivazioni. Nel corso di quasi un anno, per motivare il mantenimento della fiducia a Garofalo, anche dopo l’avvenuto riconoscimento del plagio, il sindaco ha fatto ricorso al peccato veniale, alla buona fede, alla mancanza di lucro, al “così fan tutti”, alla dedizione istituzionale di Garofalo. Tutto questo a seguito del plagio commesso e riconosciuto. Improvvisamente adesso, senza che a distanza di un anno – per quanto è dato sapere almeno ufficialmente – sia accaduto qualcosa di nuovo che abbia potuto aggravare la posizione di Garofalo, tutte quelle motivazioni non hanno più valore – un sindaco che si sconfessa da solo! – ma le motivazioni di segno opposto, tali da aver portato alla revoca, si tengono occultate adottando quelle del comune di Monterosso.

Così non va. Re ha l’obbligo, morale e politico, di rendere conto ai suoi cittadini di quanto realmente accaduto. Altrimenti autorizza le illazioni più varie: il sindaco ingenuo si è fatto ingannare da Garofalo per un anno intero? La Procura che incalza comincia a far paura? I consiglieri di maggioranza hanno cambiato opinione o si sono stufati di dover dire sempre “sì signore” al sindaco?>.

 

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