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La battaglia per l’abbattimento dei pioppi cipressini non è finita. Legambiente ha prodotto un documento dove dimostra che il taglio degli alberi non è la soluzione . E in questo documento che ricevo e pubblico ne spiega le ragioni.

I pioppi cipressini si trovano dove sono dal 1998.

La lettera di RFI per richiamare il rispetto delle norme del D.M. 753 del 1980 ha carattere generale e viene trasmessa con periodicità annuale, quindi pervenuta all’attuale amministrazione come tutte le  precedenti senza che questo abbia prodotto, in passato, iniziative di sorta. Il “problema” alberi sorge per la riqualificazione della pista ciclabile, (finanziata con fondi del PNRR, 400/m e.) effettivamente impraticabile per l’affioramento delle radici, ma anche per la più totale assenza della benché minima manutenzione. La ragione, a nostro avviso, è da ricercare in una erronea progettazione perché non complanare all’aiuola e inferiore al piano stradale. Inoltre, il previsto impianto di illuminazione al servizio del tracciato (ca. 350 mt.) con la posa di 21 pozzetti di alloggiamento delle lampade comporterà, inevitabilmente, scavi di dimensioni importanti con danni irreparabili all’apparato radicale. Per questo aspetto pensiamo che si possano trovare soluzioni tecniche ed economiche praticabili.

ANALISI

RFI

  1. a) La scrivente (RFI) afferma di non essere in grado di concedere una deroga (possibile) senza indicare chi lo sia, ma al tempo stesso, non è nelle condizioni di prescrivere la messa in sicurezza intimando l’abbattimento dell’alberatura.
  2. b) Quindi, se si dovesse procedere in tal senso, la responsabilità di questa decisione non sarebbe imposta/pretesa da terzi, bensì assunta dal Comune di Vittuone.
  3. c) La sede ferroviaria più vicina ai pioppi (dal primo binario 9 metri) ed ipoteticamente interessata dal pericolo di crollo/caduta è una linea di servizio non elettrificata. Il tracciato corre parallelo alla via Gandhi deviando leggermente verso nord-est, a metà circa dell’alberata, aumentando lo spazio tra gli alberi e i binari che risulta essere ancora maggiore. Riteniamo altresì che le norme previste dal D.P.R. 11 luglio 1980, 753, riguardanti le distanze, indicate all’art. 52, non si applichino alla presente fattispecie, poiché, citiamo testualmente quanto stabilito nel Titolo I, Disposizioni Generali, all’art. 1: ” Le presenti norme si applicano alle ferrovie destinate al servizio pubblico, per il trasporto di persone e di cose esercitate dall’azienda autonoma delle ferrovie dello stato o in regime di concessione.
  1. d) La distanza intercorrente tra gli alberi e la linea passeggeri è più ampia, superiore all’altezza, stimata dalla perizia agronomica, in 17-18 mt. ( vedere google maps)

PERIZIA AGRONOMO

–  Sopralluogo effettuato il 14/6/2023

– al 2 punto si cita la lettera di RFI, indicando esattamente gli estremi, data e numero di protocollo, redatta, peraltro, in data successiva ( cioè il 20/6/2023, 6 gg. dopo la sua ispezione). Non si comprende quale sia il motivo, lo scopo, la ragione per la quale l’amministrazione trasmette a un professionista chiamato a valutare la stabilità di un filare alberato tale documento. Ancor meno comprensibile, a sopralluogo già effettuato e, pertanto, in ambito e contesto già noti.

  •  viene segnalato  un solo esemplare morto (fisiologico), si evidenzia la presenza di  poche fallanze e si definisce MEDIO  lo stato vegetativo e sanitario delle piante.
  • Viene rilevata, in un solo caso, la presenza di carpofori di funghi indicando che potrebbero (condizionale) interessare il legno del colletto e delle radici. Non è una diagnosi certa, è possibile attribuirne l’origine a materiale in decomposizione di foglie e/o rami caduti, ma non si ritiene di fare ulteriori accertamenti.
  • La rappresentazione dello stato dell’arte depone a favore di una alberata, nel suo insieme, non interessata da problematiche importanti, ne meritevole, evidentemente, di ulteriori e più approfondite indagini di carattere strumentale, neppure a campione.

–  Al punto 13 (seconda pag. punto 2) viene citata nuovamente la comunicazione di RFI asserendo che l’altezza degli alberi, secondo  RFI sia incompatibile, cosa non vera e non richiesta. Il ns. quesito è: l’agronomo è stato incaricato di valutare la stabilità degli alberi o che altro?

  • Al punto 16 il perito si esprime su una ipotesi di progetto che gli viene, presumiamo, “illustrato/rappresentato” , esprimendo il proprio parere in questo modo: ” per rifare il fondo della ciclabile, è necessario effettuare scavi ad una assai ridotta distanza dai fusti” Vale a dire che la proposta progettuale condivisa con l’agronomo è una sola, solo quella e non anche quella contenuta nel progetto definitivo/esecutivo, approvato con delibera del dic. 2022, dov’è previsto, invece, il sopralzo della pista e non si fa nessun riferimento alla necessità di abbattere alcunché. Secondo noi il quesito da porre, in coerenza con il progetto definitivo sarebbe stato il seguente:  “qualora si procedesse al rialzo della ciclabile quale materiale usare,  se questa ipotesi potesse nuocere , e in quale modo, all’apparato radicale”.

–  Al punto 17 si conclude: “alla luce dell’insieme delle considerazioni sopra riportate, anche un’ eventuale indagine di stabilità non appare utile”.

CONCLUSIONI

Poiché si afferma che per  RFI gli alberi non rispettano la normativa e che la pista deve essere rifatta procedendo alla scarificazione della vecchia sede, la verifica della stabilità dei pioppi non serve.

Cioè il professionista, chiamato a valutare proprio la loro stabilità, conclude, alla luce di ben altre e non pertinenti motivazioni, che questo accertamento non appare utile.

Secondo noi, questa perizia non rispetta i protocolli della Società Italiana di Arboricoltura e le conclusioni espresse si basano su premesse estranee all’incarico ricevuto (RFI e progetto modificato) e non determina la pericolosità o meno e in che misura con la corretta attribuzione di classi di propensione al cedimento degli alberi.

L’alberata di 98 alberi costituisce un bene pubblico e, come tale, da tutelare. Necessario e opportuno conoscerne il suo valore economico, elemento che, per le congetture espresse dall’agronomo, non è stato preso in esame.

La supposta compensazione ambientale in rapporto di 1:1 non è né equa né logica perché si sostituiscono alberi di alto fusto, già ben sviluppati, con alberi di modestissima dimensione e a lenta crescita forse anche neppure di pronto effetto.

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