Sembra il gioco delle tre carte la storia dei pioppi che si devono sacrificare per rifare la pista ciclopedonale, in cui il banco, alias il Comune, vince sempre. Sì, perché da quel che appare sull’ultimo numero del giornale comunale, ci sono in loco tutte le attrezzature e materiali per eseguire i lavori. La promessa che si sarebbero fatti intervenire gli esperti per valutare opzioni alternative suona a questo punto come una beffa, visto che il cantiere è già aperto. Legambiente è indignata per il modus operandi del municipio e si chiede come mai non si è valutata la possibilità di non toccare le radici degli alberi spostando verso la recinzione della ferrovia la realizzazione della pista ciclabile? Intanto Legambiente regionale, interessata dalla questione da quella vittuonese, s’è impegnata di coinvolgere i propri esperti per individuare un progetto alternativo in grado di superare l’impasse, cioè senza eliminare i pioppi. Ma se il cantiere è avviato a che serve sbattersi per un progetto alternativo? Certo che è sorprendente che sul periodico comunale si mostri una foto eloquente e si scriva che “proseguono i lavori della ciclabile che si estende lungo via Gandhi” quando in un comunicato del sindaco si dice che “l’amministrazione ha temporaneamente sospeso l’ordinanza e sarà prodotta una perizia tecnica anche per gli aspetti di sicurezza”. La perizia è stata redatta come promesso? Il problema è forse la perdita del contributo di 400.000 euro senza l’esecuzione dei lavori e si è perciò preferito tirare dritto? Non è tutto. “Qui -si legge sempre nel periodico comunale- l’intervento, in corso di realizzazione, prevede il rifacimento completo dia della pista ciclabile sia dell’illuminazione che delle piantumazioni a contorno. Queste ultime nel tempo hanno sviluppato un eccessivo apparato radicale che ha letteralmente divelto l’asfalto del percorso. I lavori di rifacimento comportano pertanto il rialzo del percorso alla quota del marciapiede la sostituzione delle alberature cibo essenze caratterizzate da apparato radicale che si sviluppi in profondità nel terreno e non più in superficie”. La domanda a questo punto è d’obbligo: decidono gli amministratori o gli apparati comunali?
