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Don Danilo Dorini

Il nuovo parroco don Danilo Dorini arrivando a Cornaredo proprio in coincidenza con le elezioni che si sono tenute domenica 25 ha voluto fare una breve considerazione a caldo sui risultati usciti dalle urne. Un modus operandi forse irrituale, ma originale e innovativo, che in ogni caso restituisce la fotografia della volontà degli elettori cornaredesi.  Ecco le sue valutazioni.  Confrontando gli esiti elettorali di domenica scorsa con quelli del 2018 emerge che a Cornaredo l’affluenza è calata di 7 punti percentuali dal 78% al 71%, segno che anche da noi quasi un terzo degli aventi diritto al voto è disaffezionato, stanco o stufo, o almeno indifferente nei confronti della politica. Considerando ora i partiti, constatiamo: la sostanziale tenuta del PD, che ha confermato il 22% del 2018. Il che, visto l’esito nazionale, è consolante, ma non soddisfacente. Il balzo di Fratelli d’Italia, dal 4% del 2018 all’attuale 26%. Semplice domanda: tutti elettori convinti e dunque fedeli anche in futuro? Oppure di risulta, ossia delusi da altri e in cerca di un approdo momentaneo? Vedremo.

Il crollo della Lega, dal 23% al 10%. Cosa è accaduto? Oggi gli elettori sono più fluttuanti di una volta, ma… questo può essere la sola o principale spiegazione, oppure c’è qualcosa da rivedere nelle scelte, nelle proposte, e pure nel modo di presentarle? Altro crollo a livello locale riguarda il M5S, che passa dal 28% a meno del 10%, e pare che la lista di Di Maio con ciò non abbia nulla a che fare. Non solo: da noi il partito di Conte è ben al di sotto del risultato nazionale. Se questo era il partito dei giovani, significa che i nostri giovani questa volta si sono rivolti altrove. La lista Calenda… forse si aspettava un risultato migliore, ma essendo la prima uscita può ritenersi soddisfatto di un più che onorevole 7%. Il problema è ora come gestirlo perché non sarà facile fare una opposizione costruttiva e convincente avendo di fronte un governo forte nei numeri. Sperare nei passi falsi degli altri non è onorevole e soprattutto ne va del bene del Paese.  E gli altri? A sinistra il peso è limitato a un 7% totale, per quanto riguarda il lato opposto, si potrebbe usare la metafora “messaggio non pervenuto” Conclusione: la logica della democrazia impone che si rispetti e accetti il risultato elettorale. Il criterio della maggioranza vale sempre, non solo quando si vince, ma pure quando si è in minoranza. A tutti, eletti di entrambe le parti, ricordiamo le parole di don Milani all’amico Pipetta: «Ma il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. Quando non avrai più fame né sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno d’un sacerdote di Cristo: “Beati i… fame e sete”». Dunque, buon lavoro a tutti a servizio del Paese intero.

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