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La pandemia ha finito per cambiare -si fa per dire- la ragione sociale dei pubblici uffici. Infatti gli enti, dovendo fare di necessità virtù, hanno introdotto il ricevimento dell’utenza su appuntamento per far fronte alla particolare contingenza. Ma adesso che l’emergenza è finita non si è però tornati all’antico. Strano, ma tant’è. Gli amministratori comunali curiosamente hanno preferito privilegiare le desiderate del personale, anziché andare incontro alle esigenze dell’utenza. E il Comune di Sedriano, a guardare com’era articolata l’apertura degli uffici (decreto del 2 ottobre 2019), non è stato da meno. Anzi… Sì, perché non solo ha ribadito il ricevimento su prenotazione, ma non ha neppure ripristinato  il vecchio orario, che prevedeva l’apertura pubblica del sabato per l’anagrafe e la polizia locale. Un modus operandi  inversamente proporzionale alle necessità dei cittadini. Almeno fossero incrementati gli appuntamenti giornalieri come a esempio ha fatto il Comune di Arese che ha sì mantenuto il servizio online, ma si è premurato di organizzare più prestazioni giornaliere proprio per rispondere al fabbisogno dell’utenza. E a Sedriano che si è pensato di fare oltre al decreto sindacale del nuovo orario, senza peraltro esplicitare le ragioni del presunto indubbio vantaggio? Intanto il consigliere Alfredo Celeste (Noi con Sedriano e Roveda), trovando incomprensibile la scelta dell’amministrazione comunale, ha presentato un’interrogazione per chiedere spiegazioni. Da qui le incalzanti domande: Quali sono state le ragioni di opportunità ed efficienza che ritengono che questo orario del 2022 possa venire incontro alle esigenze dei cittadini e soddisfarle come dall’art. 222 della legge 724/1994 succitata? Perché è scomparso completamente il sabato pubblico, rispetto al 2019, dalla possibilità di accesso ai poveri “sfortunati” sedrianesi? Perché, stante ormai la cessazione dello stato emergenziale, non si è articolato l’orario su sei giorni, sempre come indicato dalle legge succitata. Perché, comunque, si relegano i cittadini a essere “servi”, per la maggior parte dei giorni di servizio al pubblico, del sistema informatico o applicazioni varie per fissare gli appuntamenti? Quanti appuntamenti possono essere svolti durante la giornata? Qual è la durata di un appuntamento? Vi è un limite massimo predisposto dagli uffici? Perché non si è, invece, aperto le porte ai cittadini come un tempo, cessato il grande disagio dell’emergenza sanitaria, anche in previsione della spesa effettuata dalla precedente giunta con il “taglia code” che , comunque, regolava l’afflusso ai vari piani comunali? Ancora una volta i cittadini sono al servizio degli uffici e non viceversa: dove è la novità di questa amministrazione, rispetto al passato e non far diventare il comune, finalmente, una casa di vetro anziché una cassaforte blindata?

 

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