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La parrocchia è oggi percepita davvero come un luogo in cui stare insieme, pregare, ideare iniziative? Ecco le riflessioni di don Danilo Dorini sullo stato di salute della parrocchia.
Parlando ai giovani di Azione Cattolica nell’ottobre dello scorso anno il Papa ha così delineato la parrocchia: “è l’ambiente ‘normale’ dove abbiamo imparato ad ascoltare il Vangelo, a conoscere il Signore Gesù, a offrire un servizio con gratuità, a pregare insieme, a condividere progetti ed iniziative, a sentirci parte del popolo di Dio”.
Purtroppo oggi non è più nemmeno come solo vent’anni fa. Il lento svuotamento delle parrocchie è una realtà di cui dobbiamo prendere atto. La pandemia ci ha dato un colpo quasi mortale: la gente partecipa sempre meno a messa e molti non si vedono più da prima del covid. È doverso domandarci: cosa non funziona?
Il problema della pedofilia, gli scandali legati alla corruzione e le divisioni all’interno della Chiesa non solo ci hanno fatto perdere in credibilità ma – direbbe Paolo – “hanno raffreddato le fede di molti”, i quali non si solo rivolti ad altre religioni o confessioni, ma hanno preferito un “allontanamento silenzioso” andando a incrementare il numero di coloro che non sono “contrari”, nemmeno “praticanti”.
Non è indifferenza ma distacco a volte attendista, altre critico e spesso con una punta di rammarico. La parrocchia, come comunità di persone, ha tante rughe, forse anche ombre e certamente qualche difetto ma pure molte potenzialità che, quando sono giocate bene, vengono colte e accolte, fiorendo ancora oggi.

Cosa serve?

  • spirito e accoglienza
  • proposte chiare, serie e personalizzate
  • attenzione a chi è in difficoltà
  • vicinanza nei momenti più duri della vita
in modo che – sono parole del Papa – “tutti sono (siano) protagonisti, nessuno può essere considerato semplice comparsa”.

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