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Le indagini sugli appalti truccati sono finite e ora spetta al Gip Tiziana Gueli se accogliere o meno l’istanza dei Pm Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi e dell’aggiunto Maurizio Romanelli di mandare a giudizio immediato gli 11 indagati, arrestati il 3 maggio scorso. Agli arrestati viene contestata la corruzione negli appalti per l’affidamento dei servizi di ristorazione in scuole e istituti per anziani, di pulizie in uffici pubblici per un valore complessivo di 39 milioni di euro, in diversi Comuni dell’hinterland e della Lombardia. E fra loro c’è l’ex funzionario cornaredese Massimo Manco, 64 anni, da gennaio scorso in pensione, a capo per anni della Centrale unica d’appalto del Comune, che, scarcerato, è stato posto agli arresti domiciliari.

L’inchiesta, stando alle indagini, sarebbe partita proprio dall’esposto dalla moglie di Manco in cui si segnalava che nel corso degli anni per il ruolo al settore appalti avrebbe quest’ultimo ottenuto “regalie di ogni tipo dagli imprenditori che vincevano le gare o dai fornitori, come soggiorni in hotel, biglietti per lo stadio e mobili, ma anche bici o auto”. Intanto il Comune per difendere il proprio buon nome ed eventualmente costituirsi parte civile nel procedimento penale ha dato incarico per 21.886,80 euro all’avvocato Davide Sangiorgio. Il processo con giudizio immediato avrebbe il vantaggio per gli imputati di chiedere il rito abbreviato con possibile riduzione di un terzo della pena. Tuttavia la Procura reputa di aver raccolto prove sufficienti per sostenere l’impianto accusatorio.


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