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Roberto Correnti
Alfredo Celeste

Che il presidente del consiglio comunale
Roberto Correnti non riuscisse a contenere l’esuberanza ficcante e pungente del consigliere Alfredo Celeste era sin troppo evidente. Ma che pensasse di ridurlo al silenzio nel modo come ha fatto e per di più in violazione al regolamento di cui è il solenne sacerdote e custode non era nei pronostici. Certo poteva appariva plausibile che prima o poi in municipio avrebbero messo mano al regolamento consiliare per ridurre l’agibilità del consigliere, spegnere l’unica voce critica e proseguire così senza fastidi e risonanza pubblica negativa per tutta la legislatura. Ma l’inatteso, come sempre, ha sparigliato le carte.

Sì, perché Correnti, anche se ha aspettato 5 giorni per accorgersi (curiosamente non aveva detto niente nel corso della seduta consiliare e il video 2 della seduta, denso di critiche all’operato dell’amministrazione, pubblicato in ritardo rispetto agli altri 3) che fra le mani gli era rimasto un petardo da accendere e lanciare per coprire con il fumo gli effetti e non già rimuovere la causa. Infatti ha notificato un richiamo con un ex articolo del regolamento comunale al consigliere, reo, a suo parere, di esternazioni (aveva accusato il Comune di omertà non avendo fatto chiarezza sulla scandalosa vicenda delle multe) “quantomeno sconvenienti e fortemente lesive dell’immagine del Comune nel suo complesso, in quanto hanno messo in discussione la sua integrità e l’integrità sia degli amministratori sia soprattutto del personale dipendente”. Da qui l’ingiunzione a “tenere un comportamento più consono alla carica rivestita e ad astenersi dal formulare giudizi inappropriati e lesivi dell’integrità del Comune di Sedriano”. Infine l’ammonizione che “non saranno più tollerati tali simili comportamenti e, nel caso dovessero essere reiterati, saranno attivate le procedure previste dal richiamato art. 19 del regolamento del consiglio comunale”.  Ma Celeste non si è lasciato intimidire e rimandato la palla nell’area del presidente Correnti. “Come definisce -obietta- il complice silenzio di più uffici nel non adempiere ai propri doveri? Come definisce un silenzio che attesta che un ente pubblico è asservito alle volontà individuali e, per questo, a non poter esperire pratiche di sanzione sotto il profilo disciplinare e non solo? Come definisce un Comune, di cui lei è un rappresentante, che è sottomesso non a regole e leggi ma a silenzi complici singoli e collettivi. Dichiara, e sembra uno scherzo di cattivo gusto, le mie dichiarazioni lesive dellimmagine del Comune, e ignora volutamente che limmagine del Comune è fortemente ridimensionata, se non ridicolizzata, da quanto ho messo in evidenza con la mia iniziativa di consigliere comunale. Le sembra serio quanto ha scritto? Avrebbe dovuto, per correttezza, trascrivere anche il mio intervento che ha portato alle conclusioni in contestazione e, mi avrebbe fatto molto piacere anche il suo commento, mai pervenuto, di biasimo e condanna della condotta dei responsabili delle gravi violazioni amministrative e di leggi che ha portato alla presentazione dellinterrogazione. Qual è il suo pensiero? Rimane in silenzio anche lei?”. Celeste grida poi la sua “forte indignazione sulla censurabile e grave inadempienza dell’amministrazione”. Infine rimbrotta come uno scolaretto scarsamente diligente il malcapitato Correnti per non avere studiato abbastanza  il regolamento, poiché, a suo giudizio, l’art. 19 che ha utilizzato stabilisce che il “richiamo deve essere fatto in aula e non a posteriori, questo perché ci possa essere un contraddittorio civile e democratico. Certamente però il suo intento era solo quello di un attacco a una voce indipendente”. E ancora “stia tranquillo non mi lascio intimidire da un ‘democratico’ di facciata, come ella ama definirsi, e le assicuro che continuerò il mio mandato in consiglio comunale a servizio dei cittadini e basta. Sia il presidente del consiglio di tutti”.

 





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