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Un nuovo impianto di recupero di rifiuti non pericolosi nella cava di Cascina Bergamina? La ditta interessata (Società Officina della Ghiaia Srl) vorrebbe realizzare un impianto a due cicli produttivi:  recupero di rifiuti da costruzione e demolizione costituiti da inerti, mediante triturazione e vagliatura; selezione, cernita ed eliminazione di frazioni estranee e il raggruppamento per frazioni omogenee di rifiuti speciali non pericolosi recuperabili di diverse tipologie (legnosa, plastica, cartacea, metallica, vetrosa). Ma per ora il suo proposito è stato bocciato dal Tar.  La società nel settembre 2018 aveva avviato l’iter con la Città Metropolitana di Milano (ex Provincia) per farsi rilasciare le autorizzazioni necessarie.  Ma a inizio 2020 Città Metropolitana ha disposto l’assoggettamento alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del progetto per valutare i suoi potenziali impatti ambientali tenendo conto degli effetti derivanti dall’interazione e dalla sommatoria con l’attività estrattiva già insistente sull’area, nonché i possibili effetti sul traffico, già ad oggi particolarmente critico, e gli effetti sull’ambiente, la salute il benessere umano.

La società è ricorsa però al Tar per ottenere l’annullamento della decisione della Città Metropolitana e sottrarsi così alla VIA. Ma il Tar ha respinto la pretesa. Adesso si attendono le mosse della società. “La materia -spiega l’assessore Nico Beltramello– è in capo a Città metropolitana. Noi non abbiamo potere per decidere se dare o non dare disco verde al progetto. Tuttavia nella denegata eventualità che l’operazione vada in porto abbiamo la possibilità di fare costanti e sistematici controlli. La ditta deve sapere che ha il fiato sul collo. E su questo punto non demorderemo”. «Se da un lato è una buona notizia la salvaguardia della decisione della Città Metropolitana sull’obbligo della VIA -afferma il consigliere comunale Monica Gibillini (Lista Bareggio 2013)- dall’altro lato il disagio che il territorio bareggese subisce per effetto dell’attività estrattiva rischia di accentuarsi con il nuovo impianto di gestione dei rifiuti qualora venisse realizzato. Tra l’altro, l’escavazione nella cava ripresa a febbraio 2019 in forza della convenzione con il Comune del 2017 sembra essere destinata a proseguire anche oltre all’attuale convenzione comunale, almeno così prevede il nuovo Piano cave adottato dalla Città Metropolitana nel 2018 ma non ancora definitivo». Intanto il ripristino ambientale nel contesto della cava, imposto dal Tribunale di Milano deve ancora essere realizzato, in quanto confluito nell’autorizzazione della Città Metropolitana del 2017 sulla convenzione comunale. Gibillini ricorda che per l’anno in corso non sono previsti interventi infrastrutturali e/o ambientali anche se nel bilancio 2020 ci sono 40.000 euro di entrate per proventi cava. Insomma, a giudizio di Bareggio 2013, la giunta Colombo deve ancora fare molto per attuare le previsioni dell’attuale convenzione con il cavatore sul versante dei controlli, delle entrate comunali vincolate a interventi infrastrutturali.

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