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Un pasticcio dopo l’altro come se piovesse. Sì, la sonora sconfitta in appello per l’area feste e il clamoroso dietrofront sulla vendita di Villa Allavena sono eventi che non offrono neppure uno straccio di alibi all’amministrazione Cipriani. Non si può ricorrere in appello quando il proprio legale è  dubbioso sul buon esito della causa e prima ancora avviare una vertenza per così dire a tempo scaduto su cui nessun cavillo sarebbero servito per prevalere. Il risultato è che il Comune è uscito malamente: 830.000 euro da esborsare, ma i conteggi sono per difetto, perché mancano la rivalutazione dal febbraio 2018 a oggi è altre spese. Non solo. L’inconfessato progetto di cancellare dalla scena cittadina l’ex sindaco Alfredo Celeste gli si è ritorto contro. Non si può poi ignorare che su Villa Allavena gravava il vincolo della Sovrintendenza e giustificarsi con l’immaginifica trovata che l’ufficio preposto all’alienazione non era a conoscenza del decreto d’interesse. Un perfetto messaggio evangelico: la mano sinistra non sappia cosa fa la mano destra.
Troppo per non prendere atto che si tratta di strafalcioni troppo gravi per calare velocemente il sipario. Sarebbe coerente ed edificante, come presa di consapevolezza che la gestione pubblica è superiore alle proprie possibilità, che gli amministratori si facessero spontaneamente e velocemente  da parte. Sarebbe sicuramente una via d’uscita onorevole, ma avranno gli attuali inquilini pro tempore del municipio il coraggio di sloggiate dal municipio? Del resto il tempo che rimane prima della fine della legislatura gli può solo servire per peggiorare le cose a cominciare dal centro urbano con il progetto della riqualificazione delle vie. Una conclusione più ingloriosa non se la potevano immaginare i pentastellati, che pure si erano presentati sulla scena pubblica dicendo che dovevano cambiare tutto, inaugurare un nuovo corso, rendere virtuosa e trasparente la politica. La politica era ed è un’arte che non si pratica né si nobilita con banali e vuote parole d’ordine, che possono tutt’al più riscaldare le folle che credono nel presunto messia di turno. C’è solo la speranza che alla prossima tornata elettorale i cittadini non si lascino abbagliare dai lustrini di latta, ma sappiano distinguere l’oro dal similoro. Ma l’opposizione  dentro il consiglio comunale che fa: guarda e passa?

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