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Gianfranco Brusasca
Il poeta cornaredese Gianfranco Brusasca non poteva restare indifferente al dramma in cui il mondo è piombato con la terrificante diffusione del coronavirus. Del resto il poeta, sempre umilmente, crede di avere qualcosa da dire in ordine ai limiti dell’uomo. E Brusasca non si è sottratto a gettare lo sguardo da poeta sul mondo sofferente e sgomento. “Ho sempre pensato che la poesia -afferma Brusasca– ha un rapporto speciale con la libertà e le cose di questo mondo, in special modo quando la globalizzazione viene spinta, forzata fino a rompere l’armonia sociale provocando tante sofferenze e morti. Manca il valore della bellezza (come valore etico, facendosi del male in questo mondo votato a certi modi di vivere altamente depressi e recessivi) fuggendo dai sentimenti più sublimi e originando disturbi nei comportamenti che diventano sempre più aggressivi ‘in stanze sempre più chiuse e senza finestre’. Vuoti che si riempiono di ‘vuoti’ e di corpi inermi laddove, non sentendosi bene ‘dentro’, si è brutti ‘fuori’. Abbiamo perso la sensazione del percepire come e quanto la visione poetica offra nel comprendere i limiti dell’uomo.
Dove sono i poeti… in ognuno di noi… dove sono!”. 
Gianfranco Brusasca
Morire da soli
(In tempore coronavirus “COVID 19”)
(21-3-2020 – Giornata Mondiale della Poesia UNESCO 2020)
Si  muore da soli
quando la bellezza non è più
ed i silenzi diventano vuoti
disarmati ed immoti.
Si muore da soli
chiusi gli occhi e la sera s’abbuia
di vermi e sciacalli
 dal digrigno oscuro.
 Si muore da soli
in corpi svuotati e mancanti
nell’acuto ed aspro respiro
pungente e mortale.
 Si muore da soli
là dove il germe impatta
 e strascica
 sul ramo secchito
d’un albero malato,
indebolito e scialbo.
 Si muore da soli
d’un male sottile
invadente e maligno
che colpisce duro
 negli angoli bui 
dal gusto amaro.
 Si muore da soli
  tra bare nascoste,anonimate,
non abbracciate,
impediti e funerei
su sedie scolorate
 e mute. 
 Si muore da soli
quando ogni cosa d’intorno 
s’accascia e fuori 
muoiono anche le viole 
e con esse i loro colori.
 Si muore da soli
perché la paura
 è un artiglio d’atomi storti
 sfuggiti e squarciati.
 Si muore da soli
sulla terra fiorita e spaccata
 abbrutita e stanca,senza più pace.
Si muore da soli
quando la sera diventa più cupa
mutilata e schiava.
Si muore da soli
quando si vuole morire
sulla terra avvelenata 
 silenziosi ed assenti.



In de la Lengua  lombarda-milanesa moderna
Gianfranco Brusasca
Ambrogio d’Oro per la Poesia
 (Giorno di SantAmbrogio .- Milano)
Prima che vegna Nòtt !!!
© 2012 Gianfranco Brusasca
Pensi a la Poesia
 Pensi a la poesia come on motor,
come rivoluzion ai lament urban,
come rispòsta a la part soffegaa
de la nòstra ment pussee strapazzaa.
Pensi a la poesia come on’isola pedonal
dedicada ai poètta
cont on canton silenzios
per leg paròll passionaa.
Pensi a la poesia come on post
pien de pas,
in mèzz al traffich ciochh e s’ciav,
cont incis paròll di poètta
di époch divèrs.
Pensi a la poesia per vardà lontan,
ma anca visin,
per on sògn confessaa de stà
in del silenzi de la nòtt e capì
d’indoe la vègn la Lus.
Pensi a la poesia e vedi fiolin e tosètt
mèttes in genoeugg ai angol de la via
che parlen de la fin del mond.
Pensi a la poesia cont i oeugg avèrt
per  vess nò scrusciaa giò
ai pee de la mia ombria
per vess nò fatigaa de sentimm
ancamò on Òmm e nò on ruff (*).

(*) ruff = spazzatura

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