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Quanti posti di lavoro bruciati! La morìa incominciata da tempo adesso ha toccato il culmine con lo smantellamento in questi giorni dell’ex Protti, che negli anni d’oro è stata un’azienda all’avanguardia nel settore tessile. 
Adesso attrezzature e know-how sono stati trasferiti in Cina con cui da anni c’era un filo diretto. Sì, ancora c’è chi si ricorda della visita nel 1999 del premier cinese alla fabbrica cornaredese accompagnato dall’allora ministro del commercio estero Piero Fassino. 

Ma prima ancora l’Italtel, l’Agile/Eutalia e altre aziende hanno abbassato la saracinesca. Una drammatica realtà che si è materializzata quasi senza che le istituzioni si siano accorte. Il guaio è che quando le fabbriche chiudono a pagare le conseguenze sono solo i lavoratori. La proprietà ci guadagna quasi sempre. 
Per esempio la proprietà dell’ex Protti a suo tempo per mantenere l’occupazione aveva ottenuto l’ampliamento dell’area produttiva e oggi potrebbe chiedere il cambio di destinazione d’uso dell’area di via Matteotti da produttiva a residenziale. Intanto il Partito democratico è intervenuto per chiedere all’amministrazione comunale di agire in fretta e di utilizzare in modo incisivo tutte le leve istituzionali per superare gli ostacoli burocratici. 
In particolare invita il sindaco, anche in virtù del suo ruolo di presidente di Afol (Agenzia Formazione Orientamento e Lavoro), di fare sino in fondo la sua parte. L’Afol riceve ogni anno più di 20 mila euro e sarebbe perciò tempo che “giustifichi” il riconoscimento con adeguati interventi sul territorio comunale. Insomma così non è il massimo. Il problema occupazionale -denuncia il Pd– è una grave emergenza che mette in discussione il futuro della società e delle nuove generazioni. Per questo ciascuno deve fare la sua parte, in particolare coloro che hanno responsabilità politiche e istituzionali. Se le istituzioni ancora esistono e non formalmente è il momento di battere un colpo e dimostrare che sono

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